art
Nel lavoro di Claudio Secchi ci sono ben in vista due fonti originarie: la prima, ma non in ordine di rilievo, è l'astrattismo (americano ma anche un Mondrian scapestrato) e qui penso soprattutto allo statunitense del 1955 Philip Taaffe; la seconda è l'arte storica orientale, su quel percorso così accidentato e fertile per noi occidentali che va dal medioriente, all'India, alle steppe. Due fonti originarie che s'intrecciano nella fascinazione per la geometria, l'esattezza, come dimostra anche l'uso esclusivo di colori puri. Nell'estetica di Secchi c'è un caposaldo: la ricerca della bellezza, intesa come armonia delle forme, assenza di strappi; e il corollario che ne segue: sono le forme geometriche a rendere possibile questa ricerca. L'idea di bellezza che anima il lavoro di Secchi, vive e si esplicita nel rapporto simmetrico, di colori, di linee, di raggi di quadrati e di cerchi. Non mi meraviglierei se l'autore usasse, a volte, far di conto immaginando i propri quadri. Proprio da questa possibile numerologia accompagnata dall'antinaturalità dei colori puri, nasce la tentazione di una lettura mistica, o cabalisitica, della sua opera. Non so se sia una lettura lecita. D'altra parte è lo stesso artista che cita Jung per motivare l'uso del quadrato come radice di ogni suo lavoro: la forma archetipa del quadrato - cita Secchi - è usata da Jung per definire lo stato di equilibrio fra conscio ed inconscio. Quindi più una mistica dell'estetica che il suo (ancor più pericoloso) contrario.Perché a dispetto dell'equilibrio che vive nei quadri di Secchi, ci trovamo in realtà in un territorio pericoloso. L'obiettivo, anche contenutistico, di Claudio Secchi è sempre e comunque inserito nell'orizzonte dellarte, il discorso dellarte ha in sé il proprio valore e la propria legittimità , quindi il messaggio è un messaggio all'interno del fare artistico. E questo messaggio è l'esplorazione e proposizione di una geometrica calda, di una emozione della geometria. Ed è qui che il terreno mostra evidenti i suoi rischi, l'inquietudine che non può che abitare larte, la sana infezione del dubbio.Al primo sguardo i quadri di Secchi mostrano una serena assertività che però a un'osservazione appena più approfondita, perdono; anzi: si scopre che sono il frutto di una poetica della mobilità , se non della irregolarità (ma qui il paradosso è così radicale che non mi sento di sottoscriverlo). La regolarità produce sfalsamento di visione, allo sguardo si aprono corridoi inaspettati, rette e colori cerchi e quadrati s'intersecano costruendo nella nostra visione una realtà che non è nel quadro, ma nel nostro occhio. Il nostro occhio cogliendo le potenzialità dellopera, sceglie la strada, sua e solo sua, che lo porti alla personale visione dell'opera. Via o trappola, non lo sapremo mai e nemmeno Claudio Secchi potrà dircelo, perché dipinge quadri destinati ad essere diversi, visti diversamente da ogni singolo spettatore. Mappe aperte sulla possibilità di godere della bellezza come armonia.PIER DAMIANO ORI
CLAUDIO SECCHI NELL'OLTRE OPERE 2006-2011
CARTA|BIANCA - NELL'OLTRE - personale di Claudio Secchi
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